
Primo Quartetto
(zoom & interactive opera)

Secondo Quartetto
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Terzo Quartetto
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Quarto Quartetto
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Quinto Quartetto
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Sesto Quartetto
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Settimo Quartetto
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"L'oubli de métamorphoses":
sette quartetti di Gianni Emilio Simonetti
Ivrea, 20 febbraio - 14 marzo 2010
La “musical graphic notation” che utilizza simboli non-convenzionali
è un tema, mai risolto, che attraversa la storia delle avanguardie
musicali del Novecento e che trova in Notations di John Cage (New
York 1969) – edito dalla “Something Else Press”
– un primo fortunato bilancio critico e documentario.
Perché il tema è irrisolto? Sostanzialmente perché
il suo paradigma deve essere ancora sviluppato se non altro dal
punto di vista dell’alea che a partire dalla metà del
secolo scorso coinvolge la collaborazione creativa dell’interprete
tramite una “ricostruzione” della notazione originaria.
Un’alea che Cage ha portato con i suoi prose scores ai suoi
limiti estremi.
Intanto, però, un altro fronte si è aperto, quello
della musica come pratica sociale che ha inserito di diritto la
notazione non-convenzionale nell’ambito dei “visual
studies” per i quali la partitura musicale può essere
concepita, in quanto immagine, come un linguaggio che aggiunge al
vedere un nuovo conoscere.
Questa ipotesi critica nasce nel 1972 con Svetlana Alpers, allieva
di Ernest Gombrich, di cui ricordiamo qui il suo studio, The Art
of Describing: Dutch Art in the Seventeenth Century, University
of Chicago Press, 1983 (la traduzione italiana è del 1984),
ma che trova oltre che in molte opere di Cage un riscontro creativo
nell’attività musicale del gruppo Fluxus.
Questi Sette quartetti non sono altro che un ulteriore esempio di
come dietro la musica il silenzio è la sua realizzazione
con altri mezzi.
Essi, però, sono anche un esempio di come la notazione musicale
possa cambiare di segno quando incontra il mecenatismo di un collezionista
e di un’impresa (la Bonotto Spa di Molvena) che ha realizzato
le partiture (le cui misure sono 120 x 300 cm.) con una tecnica
di stampa su tessuto che non poteva essere realizzata se non con
un know-how estremamente avanzato.
Questi quartetti sono stati esposti per la prima volta presso il
Museo Della Carale Accattino di Ivrea nell’ambito di una “Concerto
Fluxus” dove tra l’altro è stata eseguita una
prose score di John Cage, Variation IV, del 1963.
Gianni-Emilio Simonetti
LA MOSTRA
FLUXUS-BOX
a cura di Adriano Accattino, Lorena Giuranna, Gianni-Emilio Simonetti
Inaugurazione: sabato 20 febbraio, ore 18.00
Periodo: 20 febbraio - 14 marzo 2010
Museo Della Carale Accattino,
Via Miniere 34,
Ivrea
Tel. 0125 612658
adrianoaccattino@libero.it
www.vivalarte.it
museodellacarale.accattino.it
Con il patrocinio del Comune di Ivrea Assessorato alla Cultura
Perfect Irony
Opere Fluxus con Sette quartetti di Gianni-Emilio Simonetti
Orario di apertura: venerdì, sabato e domenica, dalle ore
16.00 alle 19.00
dal 26 febbraio al 14 marzo 2010
Inaugurazione sabato 20 febbraio, ore 18.00
Museo Della Carale Accattino – Ivrea, Via Miniere 34
Ingresso libero
La voce Stratos
Film documentario di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato
Domenica 21 febbraio, ore 16.00
presentazione del film da parte dei registi e proiezione
Ingresso € 5,00
Sala Cinema del Centro Culturale La Serra - Ivrea, Corso Botta
Concerto Fluxus
Domenica 21 febbraio, ore 21.00
Ingresso: € 8,00
Sala Cinema del Centro Culturale La Serra - Ivrea, Corso Botta
Esecuzione di pezzi di: Ayo, Ben Vautier, George Brecht, Al Hansen,
Dick Higgins, George Maciunas, Terry Riley, Alison Knowles, Tomas
Schmit, Takehisa Kosugi, Robert Watts, La Monte Young, Mieko Shiomi,
Nam June Paik, John Cage, Demetrio Stratos.
Performers: Vito Gionatan Lassandro, Onelia Accattino e gli attori
Maddalena Monti e Pablo Gaston Franchini della compagnia “Il
mulino di Amleto - Teatro degli appesi”.
Coordinamento: Gianni-Emilio Simonetti
FLUX FILMS ANTHOLOGY
John Cage, Variation IV, 1963
Esecutori Gianni-Emilio Simonetti, Vito Gionatan Lassandro
Presentazione
La mostra Perfect Irony presenta opere Fluxus e lavori di Gianni-Emilio
Simonetti, tra i pochi protagonisti italiani del movimento, con
Giuseppe Chiari.
I due artisti realizzano nel 1964 la mostra Gesto e Segno alla Galleria
Blu di Milano, inoltre Simonetti (insieme a Daniela Palazzoli e
Gianni Sassi) è stato promotore di Fluxus a Milano anche
attraverso il centro ED.912, la pubblicazione delle rivista “B°t”
e il costante contatto con Maciunas (tra i più politicamente
impegnati del gruppo), che ha portato all’organizzazione di
numerosi concerti ed eventi Fluxus in Italia.
Di Simonetti in mostra si espongono Sette Quartetti, grandi spartiti
composti nel 2009 stampati su tessuto prezioso in cui convivono
segni di diversa natura.
Dal 1964 l’artista, colpito dalle ricerche di Cage, inizia
a comporre “Mutica”, diciassette partiture di musica
muta in cui l’aspetto visivo del segno e del colore ha un
ruolo di primo piano.
Spesso i suoi lavori sono intrecci di immagini e parole, connessi
da frammenti di annotazioni.
Nell’opera di Simonetti il costante oscillare dal frammento
alla totalità permette di incontrare due infiniti: infinitamente
grande e infinitamente piccolo.
La grafica di Fluxus è piena di immagini, informazioni, stimoli
visivi ironici o drammatici che convivono in un horror vacui uniformato
solo dalla scelta di pochissimi colori.
La mostra non intende proporsi tanto come retrospettiva, ma isolare
alcuni aspetti particolari del movimento, come appunto la grafica
e la musica, che bene rappresentano lo spirito di un gruppo che
si è sempre mosso all’insegna del perfetto equilibrio
tra impegno ideologico e ironia.
I manifesti, provenienti dalla collezione di Vincenzo Ferrari di
Milano, hanno l’aspetto – non casuale - del quotidiano,
stampati su entrambi i lati e ricchi di informazioni difficilmente
leggibili, si vedano i manifesti “Ekstra Bladet” del
1962 oppure il primo numero del newspaper “Fluxus cc V TRE
Fluxus” del 1964.
I manifesti sono accompagnati da altre opere grafiche come i bellissimi
libri di Dieter Roth, dieci dei quali formano un’installazione
originale comprensiva di istruzioni autografe; il “Plan for
flux toilet”, la mappa concettuale sulla genesi di Fluxus
“Fluxus (its historical…)” o l’ironico “Foot
in Shoe” del 1972 di Maciunas; lo “Spacial Poem n. 1”
di Mieko (ChieKo) Shiomi del 1966 e una moltitudine incontrollata
di prodotti postali di Mail Art.
A completare il percorso della mostra, sul versante musicale si
espongono, tra le altre, le opere Pianoforte di Giuseppe Chiari,
Senza titolo, spartito musicale “sparato” di Dick Higgins
e 19 pezzi facili di Walter Marchetti della collezione Villa Buttafava
– Le Candie di Cassano Magnano (Va).
Il film La voce Stratos, con la regia di Luciano D’Onofrio
e Monica Affatato descrive e documenta l’evoluzione musicale
dell’artista, musicista e sperimentatore Demetrio Stratos,
a partire dal lavoro con gli Area, fino allo studio della voce come
puro strumento musicale e sonoro.
La peculiarità della sua figura artistica, la versatilità
estrema delle sue doti vocali lo portano a collaborazioni artistiche
molto varie (tra cui quella con John Cage), collocandolo un po’
per storia un po’ per onore nella schiera Fluxus.
Chiude l’evento Fluxus-Box, questa sorta di scatola gioco
ripiena di oggetti e azioni dalla forma varia e sorprendente, il
“Concerto Fluxus”, organizzato e coordinato da Gianni-Emilio
Simonetti, con la collaborazione e la connivenza di artisti, musicisti
e performer.
Sarà eseguito anche il brano di Maciunas dedicato al più
celebre degli eporediesi In memoriam to Adriano Olivetti. |