Bernard
Blisténe
Luigi Bonotto |
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INTERVISTA A LUIGI BONOTTO
DI BERNARD BLISTENE
Paris, Passage de Retz
B.B. Mi ha detto che il suo papà si interessava
alle avanguardie e più particolarmente al movimento futurista.
Da dove viene il suo attaccamento al movimento Fluxus?
Che legame vede tra Fluxus e le avanguardie storiche? Come ha iniziato
la sua collezione?
L.B. Portavo ancora i calzoncini corti quando
mio padre Giovanni mi parlava di Giotto e Michelangelo e mi accompagnava
a visitare il Museo di Bassano del Grappa per vedere le opere
di Jacopo dal Ponte, pittore del Cinquecento e dello scultore
Antonio Canova. Discutevo con mio padre, di ritorno dai suoi viaggi
di lavoro in Europa, di vari argomenti, mi raccontava di come
lo avevano colpito gli Impressionisti francesi, gli Espressionisti
tedeschi, Van Gogh ed altri.
Mi parlava della prospettiva e della costruzione geometrica delle
opere che amava: da Picasso ai Futuristi italiani, alcuni li conobbe
personalmente. Tutto ciò fu per me di grande stimolo.
Negli anni '70 dopo un breve apprendistato presso la scuola della
tradizione laniera tessile veneta, iniziai la mia attività
imprenditoriale che in questi ultimi anni continua a svilupparsi
con successo grazie anche ai miei figli Giovanni e Lorenzo.
Negli anni '80 e '90 la filiera tessile italiana ha contribuito
in modo esemplare alla conoscenza mondiale di alcune firme prestigiose
quali Valentino, Armani, Ferré ed altri, con un apporto
qualitativo basato sull’ innovazione produttiva e commerciale.
Già dagli anni ’60 però l’arte era entrata
nel mio DNA. Frequentai vari artisti tra i quali Tancredi, Nono
e Vedova. Incontrai Fontana e Burri di cui apprezzavo l’opera
e presso un circolo scacchistico di Milano giocai con Duchamp.
In seguito verso gli anni '70 i miei interessi si concentrarono
verso le avanguardie utopistiche posteriori al Surrealismo e al
Dada: Lettrismo, Internazionale Situazionista, Fluxus, Neoismo
ecc. Per me si spalancarono allora altri mondi che sondai grazie
all’amicizia degli artisti Fluxus e a quelli della poesia
concreta e visiva. Condivisi e condivido anche oggi le loro idee
basate su un’estetica semplice che coniuga arte e vita,
eliminando le barriere tra le varie discipline con l’intenzione
di fonderle in una sola pratica.
Il manifesto Fluxus dichiarava: “Purgare il mondo dalla
malattia borghese, dalla cultura commercializzata, professionale
e intellettuale, purgare il mondo dall’arte morta, dall’
imitazione, dall’arte artificiosa, dall’arte astratta…..Promuovere
l’arte viva…. Fondere i quadri della rivoluzione culturale,
sociale e politica in un fronte unito per l’azione. Scriveva
Maciunas “Gli scopi di Fluxus sono sociali, non estetici”.
Desiderava dirigere le facoltà umane verso scopi costruttivi
come il design industriale, il giornalismo, l’architettura,
l’ingegneria, le arti grafiche.
Durante i miei viaggi per il mondo visitai gli studi degli artisti
e le loro abitazioni, poi essi durante i loro viaggi in Italia
si fermavano presso la mia abitazione a Molvena (ora territorio
dell’Innovetion Valley) e presso Francesco Conz, uno dei
primi estimatori e collezionisti italiani del movimento Fluxus
al quale dedicò tutte le sue risorse.
Nei loro soggiorni lavoravano negli spazi messi da me a disposizione
mentre io seguivo la mia attività imprenditoriale. Alla
sera ci incontravamo, cenavamo, bevevamo tanto tanto… e
parlavamo di vari argomenti. Un discorso sull’arte poteva
portare la discussione sull’origine della nostra civiltà,
sui funghi psichedelici, sul clima a livello di statistiche, alla
paleontologia, alle radici della musica e della poesia, alla gastronomia,
all’economia politica e tante altre cose…
Progettai con loro nuovi lavori, incontri, viaggi, pubblicazioni
e mostre….Così nacque l’Archivio Bonotto, collezione
di documenti e di opere del movimento Fluxus, della Poesia concreta,
visuale e sonora, che si sviluppa di giorno in giorno.
Amo frequentare questi artisti per il loro lavoro e per una visione
diversa ed innovativa nell’affrontare la quotidianità
che ho assimilato e che talvolta o spesso ha influenzato le mie
iniziative imprenditoriali.
B.B. Quali sono gli artisti del movimento Fluxus
che ha “corteggiato”? Ha partecipato alle loro iniziative?
L.B. Ho conosciuto molti artisti Fluxus, ad
alcuni sono stato legato e ho goduto della loro amicizia, quali:
E. Williams, D. Higgins, A. Knowles, B. Patterson, G. Hendricks,
Ph. Corner, E. Andersen, M. Knizak, Y. Ono, T. Saito, G. Chiari,
G. E. Simonetti, W. Marchetti, mentre con altri: A. Kaprow, T.
Kosugi, W. Vostell, B. Vautier, J. Dupuy, W de Ridder, G. Metzger,
L. Miller, J. Hidalgo, E. Ferrer , C. Schnemann, La Monte Young,
N. J. Paik, Ay-O, S. Bussotti, Serge III, D. Spoerri, le mie frequentazioni
sono state per lo più saltuarie.
A partire dagli anni '90 ho partecipato a diverse manifestazioni,
talvolta ho contribuito alla realizzazione delle loro opere e
performances, alla pubblicazione di libri e cataloghi
B.B. Quando cercavamo quale aspetto della sua
collezione mostrare a Parigi, Jacqueline Frydman ed io abbiamo
pensato di concentrarci su George Maciunas. Lei ha accettato con
entusiasmo.
Ha incontrato George Maciunas. Può evocare questo momento?
L.B. Purtroppo non ho conosciuto personalmente
G. Maciunas poiché nel 1977 quando ci fu la possibilità
di un incontro, era gravemente malato. Fluxus fin dall’inizio
si identificava con le iniziative di Maciunas organizzatore e
ispiratore. Di lui si può dire che era un impresario, un
disegnatore, uno storico dell’arte, un musicologo, un provocatore,
un classificatore un uomo d’affari disastroso. Era un po’
genio per aver sostenuto tutto per così tanto tempo, in
molte circostanze difficili e con così tante “prime
donne”.
Ho accettato quindi con entusiasmo di partecipare a questa mostra
con le opere e la documentazione su Maciunas con lo scopo di contribuire
alla sua conoscenza. (Per me Fluxus dei tempi eroici=Maciunas)
B.B. Si ricorda i legami tra Fluxus e l’Italia?
L.B. In Italia e in Germania molti artisti,
galleristi e collezionisti hanno compreso la poetica Fluxus più
che in altri paesi e quindi sono state organizzate importanti
mostre che hanno dato sostegno al movimento.
I primi concerti Fluxus in Italia si tennero negli anni '60 per
merito di Gianni- Emilio Simonetti, Daniela Palazzoli ed altri
a Torino, Trieste, Milano, Genova.
Le mie prime conoscenze arrivarono dalle pubblicazioni delle “Edizioni
d’arte contemporanea ED 912 “ di Milano che permisero
di apprendere il pensiero di Maciunas, Flynt, Brecht e Vautier.
Giuseppe Chiari, artista e musicista partecipò introdotto
da H. Claus Metzger ai primi Fluxus Festivals. In seguito espose,
unitamente alle sue azioni musicale, in molte città italiane,
europee e nordamericane, pur rimanendo sempre legato agli amici
dell’ambiente artistico fiorentino di quegli anni. Ricordo
con grande tristezza il giorno in cui arrivai a Firenze per concordare
con lui nei dettagli la realizzazione di una raccolta completa
delle sue performances musicali, ma seppi che era morto da poche
ore.
B.B. Lei dà molta importanza al suo Archivio
che ha organizzato con serietà e ostinazione. Può
spiegarci qualcosa in merito?
L.B. Mi interessa documentare e mantenere vivo
il lavoro di questi artisti, per promuovere le loro poetiche e
le loro opere. L’ Archivio mi ha anche permesso di raccontare
un periodo molto fervido della mia esistenza e dei miei interessi
culturali
B.B. Fluxus è uno stato d’animo
e un rivoluzione creativa, dice lei. Quale impatto ha avuto il
movimento Fluxus nella sua vita?
L.B. Sulla creatività ho concentrato
la mia vita e la mia attività di imprenditore tessile,
pensando che proprio essa possa realizzare una rivoluzione nella
vita di tutti i giorni, favorendo rapporti umani e lavorativi
diversi e offrendo reali speranze per il futuro
B.B. Pensa che il movimento Fluxus viva ancora
fra i nuovi protagonisti di oggi?
L.B. Nella seconda parte degli anni ’60
gli Eventi Fluxus dal vivo si fecero sempre più sporadici
e le attività Fluxus si influenzarono reciprocamente con
quelle degli Hippies, i Freaks e di altri Drop Outs. Le bizzarre
variazioni sulle cerimonie tradizionali, “Flux Messa”,
“Flux divorzio”, “Flux nozze”, somigliavano
ben poco alle iniziative del primo periodo.
Pur senza l’ispiratore e l’organizzatore del movimento,
sopravvisse lo spirito del gruppo perché i Fluxers continuarono
come prima a lavorare individualmente e ad incontrarsi ad ogni
manifestazione per parteciparvi attivamente e con gioia.
Il mio intento quindi è quello di promuovere la conoscenza
di Fluxus come stimolo creativo alle nuove generazioni.
A cura di
Bernard Blistene
Centre Pompidou,
Directeur du Département du Développement Culturel
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