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ANTONIO RIELLO. B.SQUARE!
Gateshead: 16 gennaio - 29 marzo 2009
Recentemente presentato per la prima volta alla KUNSTHALLE WIEN
(nel Novembre 2007) “BE SQUARE!” è un progetto
itinerante dell’artista italiano Antonio Riello che prevede
la creazione di una serie di “Formal Dress” destinate
agli staff di alcuni significativi Musei d’Arte Contemporanea
nel mondo e utilizzate, come elemento distintivo e caratteristico,
nei momenti propri della vita del museo come inaugurazioni, conferenze
stampa, incontri.
Si interviene al di là dei soli spazi espositivi del museo
investendo anche quei luoghi usualmente ritenuti accessori, come
il bookshop, la caffetteria, i parcheggi.
Va detto che comunque per ogni Museo viene di volta in volta creato
un nuovo e speciale progetto specifico, che tiene conto delle particolarità
geografiche, ambientali e storiche dell’istituzione (lette
dal particolarissimo punto di vista di Riello, noto per le sue visioni
poco ortodosse, ironiche e talvolta anche al limite del “politically
correct”), mostrandone il carattere e l’anima.
Il 16 Gennaio 2009 "BE SQUARE!" è diventato "B.SQUARE"
ed è sbarcato nel Regno Unito al BALTIC di Gateshead / NewCastle,
uno dei musei inglesi più importanti del momento.
Gli outfit disegnati e prodotti da Antonio Riello vengono impiegati
come “divise museali permanenti” per tre mesi, poi saranno
indossati in occasione delle inaugurazioni, diventando comunque
una acquisizione permanente del BALTIC stesso.
Il progetto è curato da Alessandro Vincentelli.
Partendo dal presupposto, fortemente sostenuto dall’artista,
che oggi la produzione artistica altro non è che una elaborata
forma di “spaccio di identità”. C’è
dunque l’idea di occuparsi del lato “invisibile”
(ma non per questo meno importante) dei musei ovvero delle persone
che vi lavorano realizzando degli outfit appositamente disegnati
e realizzati con stoffe e materiali prodotti in modo esclusivo a
seconda dei diversi contesti espositivi.
BALTIC è situato, vicino al Millenium Brige, lungo il fiume
Tyne a Gateshead - NewCastle, nel NordEst dell’Inghilterra.
Inaugurato nel 2002, è lo spazio espositivo più esteso
del Regno Unito, dopo la Modern Tate, ed è anche il più
“up to date & trendy” per tutto ciò che riguarda
le ultime frontiere della creatività giovanile e della Street
Culture contemporanea (Writers, Urban Graffiti, WebArt, Cartoons,
Videogames, rapporti tra musica leggera e arte contemporanea).
TARTAN “B.SQUARE!”
Elemento fondamentale di tutto il progetto, l’ideazione
di un “Tartan” (il classico pattern scozzese sinonimo
di una precisa appartenenza che con la sua elegante squadratura
da sempre evoca una certa idea, quasi ipnotica, di “tranquillo
benessere domestico”) che però l’artista rielabora
a partire da quello realizzato per la Unione Europea nel 1999
(Il Tartan europeo è fatto di quattro colori: il blu della
bandiera, il giallo delle stelle rappresentanti gli Stati, il
rosso che è il colore del legame e il bianco che è
il fondamento della pace, della non belligeranza) introducendo
appositamente nella trama una serie piccoli errori diffusi come
linee che si congiungono impropriamente, quadri alterati nelle
dimensioni, punti che non coincidono, colori invertiti.
In questo modo l’alterazione artistica del tessuto trasforma
la percezione abituale del rassicurante sentire collettivo evocato
dal Tartan in un imprevisto senso di ambiguo disturbo, simbolo
di un’identità collettiva reale ma nel contempo contraddittoria
ed incerta, metafora di quella che oggi è in fondo l’identità
europea. Tali “errori,” non così ovvii di primo
acchito e non facili da indurre artificialmente in un telaio,
appariranno visibili solo mano a mano che si osserverà
con maggiore attenzione la stoffa. Tale tessuto diviene il “marchio
di fabbrica” visivo del progetto stesso.
IL TELAIO CHE SBAGLIA….
Altro concetto artisticamente irresistibile è l’uso
di una “macchina che sbaglia”, ovvero un telaio ovviamente
fatto per essere sempre assolutamente preciso, paradossalmente
indotto però a commettere degli errori. Artisticamente
un “elogio dell’imperfezione”, visto come fecondo
elemento di sviluppo e cambiamento, stilema della poetica dell’artista.
Ma anche la traduzione contemporanea del tradizionale e affascinante
racconto che narra di un Giotto giovanissimo che riesce a realizzare
un cerchio perfetto a mano libera (senza l’ausilio del compasso):
oggi tale virtuosistica abilità diventa appunto l’abilità
di “far sbagliare delle macchine” (nate per essere
perfette).
Una sfida non banale raccolta da uno degli sponsor del progetto,
BONOTTO TESSUTI, l’azienda veneta leader nel settore, che
ha messo a disposizione tutto il suo know how per quanto riguarda
la produzione del tessuto stesso.
In tale ambito si è creata una interessante e sorprendente
interazione tra artista e azienda “sponsor tecnico”:
nuovi punti provenienti di vista hanno, per così dire,
“contaminato” l’approccio aziendale. Inattesi
rapporti tra creatività artistica e creatività aziendale
si stanno sviluppando come effetto collaterale della fase produttiva
del progetto.
STILE
Tecniche sartoriali, alta qualità nei materiali “ecologically
correct”, ogni capo è realizzato su misura. Elementi
essenziali come l’ergonomia e la praticità, in linea
con il “Fashion trend”. Outfit ergonomici e tecnici
per lavoratori intellettuali, dotate particolari accessori e accorgimenti
che servono per facilitare i compiti, pratici ed intellettuali,
di chi le indossa.
Per Kunsthalle Wien, l’artista si è ispirato allo
stile “British 30thies”. Il mood della campagna inglese
a Vienna, sempre nella logica di una identità “controversa
e ambigua” quale quella europea.
Al BALTIC invece si gioca sull’elemento street fashion,
che ben caratterizza l’anima museo, con pantaloni e gonne
in “B.SQUARE!” Tartan abbinati a felpe reversibili
in bianco e nero (che riprendono peraltro i colori -B/W- del tartan
del Northumbria, l’unica contea Inglese ad avere tradizionalmente
un proprio Tartan).
Le “hoodies” (felpe con cappuccio) reversibili bianco/nero
sono dotate di apposite tasche e fibbie, disegnate per le attività
quotidiane delle attività museali, sviluppando un concetto
di “workwear” nuovo pensato per “intellectual
workers”. Al loro interno c’è anche una apposita
torcia a led integrata che serve per accompagnare i visitatori
nelle buie video-room.
La celebrazione artistica dell’ “errore” in
questo caso viene ripreso anche dal fatto che per gli outfit maschili
un calzino sarà volutamente nero e l’altro bianco.
La divisa crea identità e omologazione. È la manifestazione
visibile di questi giochi di ruoli, identità, autorità
e adesioni che ci scambiamo ogni giorno e che indossiamo abitualmente.
E’ anche lavoro di riflessione sull’appiattimento,
che comprende anche l’indagine sulle singole identità,
sulle differenze puntuali dello stile della divisa. L’uniforme
in un certo senso, democratizza perché crea senso di appartenenza,
ma contemporaneamente è quel dispositivo dal quale si possono
comprenderei dettagli distintivi dei ruoli, grazie a spallette,
medaglie e simboli vari, come accade normalmente fra i ranghi
militari.
La moda è il mondo dell’effimero, prende idee dagli
artisti, li recluta, prende l’arte e la ri-utilizza. Oggi
sempre più artisti si legano alle logiche veloci delle
tendenze, quelle intrinseche al prodotto fashion. In qualche maniera,
“B.SQUARE!” è nelle logiche della moda, ma
la ribalta, perché ne scardina i rituali e i sistemi di
obsolescenza programmata dei quali essa stessa è schiava.
E’ l’artista a usare i dettami e gli stilemi della
moda, legandosi però inevitabilmente ai cicli dell’arte
e dell’istituzione votata all’arte per eccellenza,
il museo. L’arte rinuncia ad essere corollario del “fashion
system” ma lo “usa” per i suoi progetti.
Siamo assolutamente fuori dalla logica della vendita di un manufatto
artistico, viene realizzata una produzione limitata esclusivamente
realizzata per il personale del museo. Niente edizioni, niente
mercificazione, niente “derivati commerciali”.
Inoltre la stessa logica della produzione industriale è
volutamente ribaltata dall’artista per “B.SQUARE!”:
si produce tutto rigorosamente nel “ricco e costoso”
NordEst d’Italia (sono infatti concentrate qui le aziende
che si occupano della tessitura dei tessuti e della produzione
dei capi) mentre il design è frutto di un lavoro di squadra
che coinvolge anche alcuni fashion designers che operano nelle
cosiddette aree emergenti (India e Nord Africa).
TEMPORARY CATALOGUE
In attesa di realizzare un libro-catalogo che riunisca le molteplici
tappe museali di “B.SQUARE!” in occasione di ogni
presentazione l’artista intende creare un oggetto esclusivo
direttamente legato al progetto stesso. Una sorta di “pezzetto
di mostra” e un vero e proprio “temporary catalogue”
destinato al pubblico, celebrando ironicamente il feticismo latente
dei visitatori dei musei.
Non tanto una edizione che funziona da memoria della mostra ma
un frammento della stessa.
Per Vienna si è trattato di una sciarpa, per il BALTIC
è una T-shirt, realizzata stampando in questo caso il Tartan
con una tecnica particolare.
SPONSORSHIP
L’intero progetto è frutto di una sponsorizzazione
tecnica di una serie di aziende leader italiane nel settore manifatturiero,
che tecnicamente e concretamente ne sostengono la fattibilità.
BONOTTO TESSUTI : realizzazione Tartan
DAINESE S.p.A : produzione felpe e T-shirt
PESPOW S.p.A : produzione outfit
In estrema sintesi le parole chiave del progetto “B.SQUARE!”
di Antonio Riello al BALTIC sono:
A) Progetto “site specific”
B) Il “fattore umano” del sistema arte contemporanea
C) Installazione in grado di “interagire” in modo
variabile con l’ambiente architettonico e con le opere esposte
nel museo: “longlasting performance”
D) “Identità e valori condivisi” di un gruppo
di persone accomunati da comuni obiettivi
E) Natura del “genius loci” di una istituzione culturale
F) L’“Errore” come elemento positivo e rigenerativo
G) Concetto di “workwear” per operatori culturali/museali
Antonio Riello. B.Square!
Periodo: 16 gennaio - 29 marzo 2009
BALTIC
Centre for Contemporary Art
Gateshead Quays South Shore Road
Gateshead NE8 3BA UK
Tel: +44 (0)191 478 1810
Fax: +44 (0)191 478 1922
Text phone: +44(0)191 440 4944 www.balticmill.com
www.antonioriello.com |